Preikestolen, la nostra prima escursione in Norvegia.

Ci siamo svegliati presto. Ma non troppo. Che va bene il sacro fuoco dell’esplorazione, ma eravamo pur sempre in vacanza.
Certo, le chiare notti norvegesi non sono state sempre d’aiuto, ma Petra ha mostrato enormi capacità di adattamento, lasciandoci dormire a volte anche fino alle 7. Che lusso. A casa non capita quasi mai.

Il tempo, come da previsioni, era grigio e umido, ma noi eravamo belli energici. Dopo una colazione a base di yogurt, muesli, pane burro e brunost, pane e marmellata e una tazza di caffè, eravamo in realtà incollati alla sedia con piedi di piombo, ma dopo due giorni di auto le gambe sentivano il bisogno di camminare. E così ci siamo ritrovati in macchina, che ironia, sulla strada per Preikestolen, a un’ora e mezzo di auto dalla nostra casa a Stavanger.

Stavanger dall'alto

Preikestolen, o Pulpit Rock, è un pulpito di roccia – ah, questi nomi che non vengono dati a casaccio – che si affaccia sul Lysefjorden, non lontano lontano dalla costa. Come da tradizione, abbiamo scoperto dell’esistenza di questo posto pochi giorni prima di partire, per puro caso sfogliando una vecchissima guida, e l’abbiamo subito inserito nella nostra lista di cose da fare.
Una lista abbastanza corta, considerando l’amore per il vagabondaggio. O l’avversione verso la pianificazione. E poi la guida era vecchia, antica, ma vuoi che tutta quella roccia sia sparita negli ultimi anni?

Lysefjorden

Petra si è addormentata quasi subito. E anche io. Almeno fino al traghetto di 15 minuti che porta da Lauvvik a Oanes. E poi, una volta scesi, su su sempre più su fra laghetti e spiazzi fino al parcheggio da dove parte il sentiero.
Lungo la strada intravediamo uno spiazzo vuoto. “Oh guarda – pensano i nostri ingenui esploratori – deve esserci davvero poca gente. Mi aspettavo la folla”. Arrivati al parcheggio principale, non abbiamo neanche fatto in tempo a entrare con la prima ruota che era già “Ho guarda, la folla oceanica, ci mandano all’altro spiazzo”.
Silenzio.

Scendiamo dalla macchina, mettiamo Petra nel marsupio, facciamo scendere Arya, tappa bagno e siamo pronti ad avviarci. Noi e svariati altri gruppi di persone, in fila come sulle scale mobili di un centro commerciale in una domenica di pioggia. L’inizio non è stato dei migliori, a pensarci bene, ma oh stiamo camminando in Norvegia! Verso Preikestolen! Entusiasmo!

escursione a preikestolen

Siamo lanciatissimi, abbiamo bisogno e voglia di muoverci, ma qualcosa ci incanta lungo la strada. Sono loro, le persone in sandali che tentennano su pietre umide di pioggia. O le coppie di signori che sembrano aver sbagliato bus. “Non era prevista Bergen stamattina?”. C’è la ragazza con dei mocassini e c’è il bambino che corre. Ci sono i giapponesi con i bastoncini e una valanga, davvero una valanga, di spagnoli. Tanti. Un fiume umano.
I bambini corrono, i genitori non li tengono, i ragazzi primeggiano superando tutti sui bordi manco stessero facendo una gara. I più rallentano, stanno in gruppo, bloccano il passaggio, chiacchierano amabilmente. Una scampagnata, insomma.

Arya il cane a Preikestolen

Gli spagnoli, di loro, mi sono anche simpatici. Ma durante quelle quasi 4 ore di camminata qualche dubbio mi è venuto. Sarà stata l’eccitazione da vacanza? L’aria della Norvegia? La pioggia e il fresco danno alla testa? Quel che è certo è che erano in buona compagnia.

Ad ogni modo, continuiamo a camminare. Arya tiene il passo, Petra è pacifica al punto da addormentarsi lungo il percorso e noi ci godiamo pure il paesaggio. Dopo quasi 2 ore e vari punti panoramici, arriviamo alla meta. Lì, in fondo, dopo un ultimo pezzo di sentiero a ridosso della parete, c’è lo sbalzo di roccia che tutti vogliono fotografare con i piedi a penzoloni. E, sullo sbalzo di roccia, 30, 50, 100 persone.
La vista da lassù è fantastica, ma dopo una foto di rito torniamo un po’ indietro e ci incantiamo a guardare il fiordo da un punto un po’ più appartato. Un posto al sicuro dalle gomitate di ragazzetti intraprendenti.

Lysefjorden

Lysefjorden

Un bel respiro, un po’ di vertigini e non passa molto prima di incamminarci di nuovo. Petra dorme ancora, approfittiamone! In più comincia a piovere e, di colpo, tutti vogliono tornare indietro. Loro, le ciabattine, la scarsa dimestichezza con i sentieri, le pietre sempre più umide.

Tiriamo su il cappuccio alla piccoletta e proviamo a non andare troppi lenti, ma stando attenti a ogni passo e a ogni persona davanti a noi. Dopo un rientro non troppo piacevole – no, la pioggia non c’entra – riconquistiamo la macchina. Qualcuno nel mentre si è svegliato e si è accaparrato il cappello da Indiana Jones del babbo per stare più asciutta. Ride, lei. E in fondo anche noi, che siamo sopravvissuti a questa esperienza.

preikestolen col marsupio

Arriviamo alla macchina per trovare un parcheggio stracolmo e le nuvole che scendono. Fa fresco. Cambiamo al volo Petra sul sedile della macchina, ci togliamo la maglia sudata e ci fermiamo cinque minuti a mangiare pane e formaggio. E poi via, di nuovo in macchina verso il traghetto, tutto sommato soddisfatti della nostra prima escursione in terra norvegese. La prima vera escursione in 3 + 1.

Due pensieri su Preikestolen

Non possiamo lamentarci, Preikestolen è un bel posto e la camminata è potenzialmente molto piacevole, con alcuni passaggi difficili, ma fattibile in meno di 4 ore fra andata e ritorno con un buon allenamento.
Sarebbe più bella se:

  • Le persone si rendessero conto che non in tutti i posti si può andare allo sbaraglio
  • Non ci fossero decine di pullman turistici che portano gruppi a volte forse ignari di quello che li aspetta
  • Fosse più diffusa la cultura escursionistica, quella cosa che ti fa avere un occhio di riguardo per tutte le cose e le persone che incontri sul tuo cammino e non solo su te stesso. Ad esempio, se sei incerto e insicuro e piove sei pericoloso, per te e per gli altri. Se corri e tocchi qualcuno vicino al baratro sei pericoloso e dai anche un po’ di noia. Ecc.

Lysefjorden

Non posso certo lamentarmi della presenza di turisti. Lo eravamo anche noi. Ma rimango dell’idea che i viaggi dovrebbero essere anche una scusa per rendersi conto dei propri limiti. E, no, purtroppo non tutti i posti sono accessibili dalla massa. O, almeno, non dovrebbero esserlo. Non così.

Consigliamo Preikestolen? Se si passa da Stavanger e si ha una giornata libera, sicuramente sì. Probabilmente non a luglio.
Ci sono altri posti che preferiremmo a Preikestolen? Credo di sì, ma in altre zone. E di quelle ne parleremo in un altro post.

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Una risposta a “Preikestolen, la nostra prima escursione in Norvegia.

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