Con una bambina e un cane in Norvegia. I preparativi.

Erano anni, ormai, che sognavamo un viaggio in Norvegia. Da quando ci siamo trasferiti in Danimarca, non abbiamo fatto altro che dirci “beh, è a due passi e ancora non ci siamo andati?”. Quest’anno, finalmente, è stato l’anno giusto! Siamo appena rientrati da un giro nel sud-ovest della Norvegia e l’elenco di post che vorrei scrivere è quasi infinito. Non sapendo decidermi su cosa scrivere per cominciare, ho deciso che il primo articolo sarà puramente informativo. Che giro abbiamo fatto, come ci siamo organizzati, come funziona un viaggio in 4 – 3 bipedi e una coda pelosa – e via così. Giusto per darvi un’idea.

Partiamo dalle cose più pratiche.

hiking in Norway

In Norvegia con il cane

La prima, per noi, è stata capire come poter andare in Norvegia cane al seguito. Come si fa? Non è difficile, ma serve un minimo di pianificazione. Essendo un cane espatriato, Arya ha ormai da 4 anni il suo bel passaporto e ogni anno fa il richiamo dell’antirabbica. Entrambe le cose sono fondamentali.
In aggiunta, fra 5 giorni e 24 ore precedenti la partenza, bisogna fare una visita dal veterinario che, oltre a un controllo generale, farà la profilassi contro l’echinococco. Il tutto verrà segnato sul passaporto, che sarà il compagno fedele del vostro cane per tutto il soggiorno.

traveling dog in Norway

traveling dog in Norway

A differenza di altri Stati, la Norvegia è abbastanza fiscale sulla questione “animali in visita”, quindi non rischiate di partire senza tutti i documenti e le vaccinazioni in regola. Noi, ad esempio, siamo arrivati a Kristiansand col traghetto e siamo dovuti passare per la dogana, dove un simpatico ragazzo ci ha controllato tutto il controllabile. Non come in Svezia, dove a Malmo abbiamo dovuto dire noi quali pagine sfogliare per far vedere che era tutto a posto.

fyr in norway

Arrivare in Norvegia dalla Danimarca

Partendo da Copenhagen e avendo come tappa il sud della Norvegia, abbiamo optato per il traghetto da Hirtshals, nel nord dello Jutland. Destinazione: Kristiansand. Sulla carta, si tratta di 2 ore e 15 di traversata. Peccato che, nel nostro caso, il mare avesse pensato di rallegrare il nostro viaggio con onde su onde.

Risultato? La traghettata è durata 2 ore e mezzo in più e noi, seduti fra bambini che stavano male e genitori che compravano caramelle al duty free a bordo, non sapevamo più come passare il tempo. La bimbazza, invece, aveva le idee ben chiare. Fra una dormita e l’altra, ha deciso che era arrivato il momento di provare a camminare seriamente. Di sicuro un bell’aneddoto, peccato che a starle dietro sia venuto il mal di mare a entrambi (sante patatine del bar, salvatrici dei nostri stomaci).

Per viaggiare da Hirtshals a Kristiansand ci sono due compagnie. Con la Fjordline bisogna prenotare il biglietto in anticipo e specificare se ci sono animali al seguito (che possono essere lasciati in macchina, dove dicono fare molto caldo, oppure portati al guinzaglio e tenuti esclusivamente sul ponte, a voi la scelta).
In automatico si ha diritto a due posti a sedere, che non sono assegnati e vanno a botta di fortuna. Quel che trovi, trovi. Se qualcuno che ha un posto migliore del tuo si alza, non avere pietà. Sembra il gioco della sedia e, a modo suo, funziona senza troppi intoppi.

Stavanger

Un giro (abbastanza) sensato

La nostra meta finale era Bergen, dove ci aspettava la casa di due amiche temporaneamente in Danimarca. Che cosa meravigliosa, questi scambi di chiavi. Per non far impazzire né cane né bambina e goderci un po’ i paesaggi, abbiamo deciso di arrivarci – e tornare indietro – in più tappe da 4-5 ore l’una (esclusa l’ultima, ben più lunga).

Dopo aver dormito a Mandal vicino a Kristiansand, in un Airbnb trovato per caso che si è rivelato molto piacevole e con una fantastica vista, ci siamo diretti a Stavanger. E, lì, ci siamo fermati qualche giorno per visitare un po’ la cittadina e i dintorni, incluso Preikestolen.

preikestolen

Da Stavanger, abbiamo poi guidato fino a Bergen e, finiti i nostri giorni lì, ci siamo diretti a Grimo, sull’Hardangerfjord. L’Hardangerfjord, wow, è stato amore a prima vista. Da Grimo, siamo tornati nella zona di Kristiansand, facendo la tappa più lunga di tutto il viaggio e, probabilmente, la più impegnativa per tutti e quattro. Fattibile, ma considerando i limiti e le strade norvegesi una tappa nel mezzo ci avrebbe semplificato la vita. Se solo avessimo avuto un giorno in più, naturalmente. Fra l’altro, si passa ai bordi dell’Hardangervidda e del Telemark, che ci sono sembrati un vero spettacolo.

hardangerfjorden

Se non puoi controllare il meteo, fattelo amico.

Per partire tranquilli, bisogna sicuramente fare i conti con l’argomento “meteo”. Purtroppo è impossibile da prevedere, ma si può tranquillamente scommettere che durante il viaggio ci sarà un bel numero di giorni di pioggia. Pensare di scamparla richiede una dose di ottimismo fuori dal comune!

In più, partire con la giusta dose di consapevolezza ci ha fatto mettere in valigia i vestiti giusti: completo da pioggia (tutina e giacca col cappuccio) per Petra, giacca impermeabile e antivento per me, cappello da Indiana Jones per Luca. In più, stivali di gomma per la piccoletta e scarpe/scarponi da trekking per noi.

rain gear for kids

In aggiunta, in uno dei numerosi e meravigliosi negozi di cose per bambini nel centro di Bergen ci siamo procurati anche un poncho per la bimbetta. Comodissimo se si viaggia solo col marsupio come abbiamo fatto noi. Si mette il cappuccio alla bambina, si allaccia l’ultimo bottone e si lascia il poncho fuori, ben incastrato nelle cinghie, a coprire il pannello. Non funzionerà sotto a un acquazzone, ma con la pioggia normale va benissimo, soprattutto in situazioni di emergenza!

Non siamo mai stati dei fanatici della pianificazione, quindi i nostri suggerimenti si limitano a poche cose per noi fondamentali, se vogliamo che il viaggio sia piacevole sia per Petra che per Arya (e, di conseguenza, per noi!).

Le cose da raccontare al di là dei consigli pratici, invece, sono ancora tante!

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