Amici, nemici, alieni? Arya riprende possesso della città.

Sono stati mesi concitati. Luca che parte, Serena che parte, io che vado in vacanza, Luca che torna, io che parto, Serena che sparisce, Serena che torna. Come al solito, questi qua verso la fine dell’estate fanno sempre un gran casino. E poi, beffa delle beffe, si lamentano con me se sono un po’ agitata.

Anzi, c’è da dire che quest’anno alla sparizione di Luca sono stata brava, non ho fatto scenate, non ho intrapreso la battaglia per la conquista del divano, non ho ignorato l’uno o l’altro per ribadire il mio disappunto. Insomma, sono stata un cane quasi modello, credo non ci si possa proprio lamentare.

Piuttosto è quassù, ora che ho preso di nuovo possesso del mio territorio danese e ricordato a suon di pipì che tutta Charlottenlund è casa mia, che sto cominciando a dare segni di cedimento. Sono cambiate delle cose, in questi mesi estivi. Serena fa meno la lotta selvaggia, corriamo assieme solo ogni tanto e giusto per un paio di metri – più una finta che una vera corsa, mi prende per scema? – e sento che parlano di sistemare lo studio per l’arrivo di chissà chi. Insomma, qualcosa non mi torna. Come se non bastasse quest’atmosfera carica di mistero in casa, pure fuori le strade non sono più le stesse. Sono comparsi nuovi nemici, nuove cose da cacciare, ma anche possibili nuovi amici, pur se un po’ timidi.

Carlottenlund parco Copenhagen

Qualche giorno fa eravamo in giro per il quartiere, Serena ha voluto provare un nuovo percorso. Ci siamo avventurate per vicoli e vie semi sconosciute – ci mancava poco che ci perdessimo a 5 minuti da casa – e abbiamo avuto degli incontri ravvicinati con delle strane creature. Prima mi è toccato cercare di procacciarci il cibo scovando una talpa che si muoveva sotto le foglie. Era lì, mi provocava, ma con un balzo secco – ed ero pure al guinzaglio! – l’ho presa. Sono sicura di averla presa. Ne ho assaggiato un pezzetto, prima che Serena mi tirasse via. Un po’ era fiera del mio istinto di cacciatrice, ne sono sicura. Gliel’ho letto sotto a quello sguardo un po’ perplesso che ha messo su.

Poco dopo, un po’ insoddisfatta per la caccia interrotta bruscamente, ho dovuto difenderla da un essere alieno. Arancione. Stava sul portone di una casa, brillava luce da dentro. E aveva un ghigno che non prometteva niente di buono. Oddio, sapeva di cose da mangiare e questo mi ha messo in confusione, ma suppongo che fosse una strategia per avvicinarsi al nemico. Ad ogni modo, ho annusato, ho messo in chiaro che in uno scontro avrei vinto io – e i miei denti da lupo – e me ne sono andata per la mia strada. Ci siamo capite, zucca. Tu lo sai.

zucche di halloween e cani

Non erano passati neanche 5 minuti che un nuovo incontro ha interrotto il nostro giro. L’ho visto da lontano e, beh, era proprio lì seduto ad aspettare me! Mi sono avvicinata con circospezione, Serena dietro, e fra un mezzo balzetto e un invito al gioco ho cercato di capire che intenzioni avesse. Se ne stava lì, immobile. Insomma, vuoi giocare oppure no?

Piano piano, molto piano, gli sono arrivata di lato e l’ho annusato un po’. Oh, ‘sto cane non ha fatto una piega. Se n’è stato lì, pacifico, seduto a farsi guardare per tutto il tempo. Di giocare non ne voleva sapere, ma magari era solo timido. Ci riproverò!

statua cane

Charlottenlund è sempre piena di sorprese, ho anche scoperto che da qualche parte, in una di quelle villone che circondano il nostro palazzo da poveracci, ci vive il cane dell’ambasciatore degli Stati Uniti. Un buon partito, direbbe qualcuno. Quasi quasi lo vado a cercare.

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